Passa al contenuto

Perché muoversi fa bene anche alla mente

Mens sana in corpore sano”. Questa espressione, nata nell’antica Roma, continua a essere sorprendentemente attuale. Con poche parole racchiude un concetto che oggi la scienza conferma con sempre maggiore chiarezza: corpo e cervello non funzionano come sistemi separati, ma come parti di un unico equilibrio biologico.

Per molto tempo l’attività fisica è stata associata soprattutto al benessere muscolare, alla forma fisica o alla prevenzione delle malattie cardiovascolari. Negli ultimi anni, però, la ricerca scientifica ha iniziato a esplorare con maggiore attenzione un aspetto meno evidente ma estremamente importante: il ruolo del movimento nella salute del cervello.

Muoversi regolarmente non significa soltanto bruciare calorie o migliorare la resistenza fisica. L’attività fisica produce effetti profondi anche a livello neurologico. Quando il corpo è attivo, infatti, si attivano numerosi processi biologici che coinvolgono il sistema nervoso, il metabolismo e la regolazione di diverse molecole fondamentali per il funzionamento cerebrale.

Tra queste molecole troviamo le neurotrofine, una famiglia di proteine coinvolte nella crescita, nella sopravvivenza e nella comunicazione delle cellule nervose. Le neurotrofine svolgono un ruolo essenziale nello sviluppo e nel mantenimento delle reti neuronali che permettono al cervello di funzionare correttamente.

Una delle neurotrofine più studiate è il BDNF, acronimo di Brain Derived Neurotrophic Factor, cioè fattore neurotrofico derivato dal cervello. Questa proteina svolge funzioni fondamentali per la salute del sistema nervoso.

Il BDNF contribuisce alla sopravvivenza dei neuroni, favorisce la loro maturazione e supporta la formazione delle sinapsi, cioè le connessioni attraverso cui le cellule nervose comunicano tra loro. Inoltre partecipa alla cosiddetta neurogenesi, il processo attraverso cui il cervello può generare nuove cellule nervose.

Per molti anni si è pensato che il cervello adulto non fosse in grado di produrre nuovi neuroni. Oggi sappiamo che questo non è del tutto vero. In alcune aree cerebrali, come l’ippocampo — una struttura coinvolta nella memoria e nell’apprendimento — possono formarsi nuove cellule nervose nel corso della vita. Il BDNF è uno dei principali fattori che regolano questo processo.

Proprio per questo motivo la ricerca ha osservato con grande interesse il rapporto tra livelli di BDNF e salute del cervello. Diversi studi hanno evidenziato che bassi livelli di questa proteina possono essere associati a un aumento del rischio di alcuni disturbi neurologici e psichiatrici.

Condizioni come il morbo di Alzheimer, il morbo di Parkinson, la depressione e alcuni disturbi d’ansia sono state collegate, in diversi studi, a una ridotta disponibilità di BDNF. Anche alcune condizioni metaboliche diffuse nella popolazione moderna, come obesità e diabete di tipo 2, sono state associate a livelli più bassi di questa importante proteina.

Questo collegamento suggerisce quanto sia stretto il rapporto tra metabolismo, stile di vita e salute del cervello.

A questo punto nasce una domanda naturale: che cosa può influenzare i livelli di BDNF nel nostro organismo?

Tra i fattori più studiati emerge proprio l’attività fisica. Numerose ricerche hanno dimostrato che il movimento rappresenta uno degli stimoli più efficaci per aumentare la produzione di BDNF.

Quando svolgiamo attività fisica, il corpo attiva una serie di meccanismi fisiologici che favoriscono la produzione di questa proteina. Questo significa che il movimento non solo migliora la circolazione sanguigna e l’ossigenazione dei tessuti, ma contribuisce anche a creare un ambiente biologico favorevole alla plasticità cerebrale, cioè alla capacità del cervello di adattarsi, apprendere e formare nuove connessioni.

Al contrario, uno stile di vita sedentario può avere l’effetto opposto. La mancanza di movimento tende infatti a ridurre la produzione di BDNF, con possibili conseguenze sulla vitalità delle cellule nervose e sulla capacità del cervello di mantenere efficienti le proprie reti neuronali.

Questo non significa che l’attività fisica rappresenti una soluzione unica per prevenire tutte le malattie neurologiche. Tuttavia suggerisce che il movimento regolare possa contribuire a creare condizioni biologiche favorevoli alla salute del cervello.

Un altro elemento che influenza la produzione di neurotrofine riguarda l’alimentazione. Anche il modo in cui mangiamo può modulare l’equilibrio metabolico e influenzare indirettamente la funzione cerebrale.

Alcuni studi hanno osservato che un consumo elevato di zuccheri raffinati e grassi saturi può essere associato a modificazioni strutturali del cervello e a una riduzione dei livelli di neurotrofine, tra cui proprio il BDNF.

Allo stesso tempo, un eccesso calorico prolungato e il conseguente aumento di peso possono influenzare negativamente le funzioni cognitive. Il sovrappeso e l’obesità sono stati associati a processi infiammatori e metabolici che possono interferire con la salute del sistema nervoso.

Quando a questi fattori si aggiunge uno stile di vita sedentario, il rischio di deterioramento delle funzioni cognitive può aumentare ulteriormente.

Per questo motivo molti esperti sottolineano l’importanza di considerare attività fisica e alimentazione come due aspetti complementari di uno stesso equilibrio biologico.

Il movimento regolare contribuisce a migliorare la sensibilità insulinica, favorisce il controllo del peso corporeo e stimola la produzione di molecole benefiche per il cervello. Allo stesso tempo un’alimentazione equilibrata fornisce i nutrienti necessari per sostenere i processi metabolici e la funzione neuronale.

Quando questi due elementi vengono combinati, gli effetti positivi possono essere ancora più evidenti. L’attività fisica associata a una dieta equilibrata contribuisce non solo alla riduzione delle riserve di grasso corporeo, ma anche alla prevenzione di molte condizioni metaboliche che possono influenzare il sistema nervoso.

Patologie come diabete mellito, obesità e sindrome metabolica sono infatti strettamente collegate a processi infiammatori e alterazioni metaboliche che possono avere ripercussioni anche sulla salute cerebrale.

Adottare uno stile di vita attivo significa quindi non solo prendersi cura del proprio corpo, ma anche creare le condizioni biologiche che favoriscono il benessere mentale e cognitivo.

È interessante osservare come il movimento, un gesto così semplice e naturale per l’essere umano, abbia effetti così profondi su sistemi biologici complessi come il cervello. Camminare, correre, andare in bicicletta o praticare uno sport non sono solo attività ricreative o strumenti per migliorare la forma fisica. Rappresentano anche un modo concreto per sostenere la vitalità delle nostre cellule nervose.

In questo senso il vecchio principio latino secondo cui una mente sana abita in un corpo sano trova una nuova conferma nella biologia moderna.

Prendersi cura del proprio cervello significa anche prendersi cura del proprio stile di vita. L’attività fisica regolare e un’alimentazione equilibrata rappresentano due strumenti semplici ma potenti per sostenere il funzionamento del sistema nervoso e preservare le capacità cognitive nel tempo.

La scienza continua a studiare i meccanismi che collegano movimento, metabolismo e salute cerebrale, ma un messaggio appare sempre più chiaro: il cervello non vive isolato dal resto del corpo. Al contrario, risponde continuamente ai segnali provenienti dallo stile di vita.

Integrare il movimento nella routine quotidiana e adottare scelte alimentari consapevoli può quindi rappresentare una strategia concreta per sostenere non solo la salute fisica, ma anche la vitalità mentale e cognitiva nel corso della vita.


Marika Girardi

Dott.ssa Marika Girardi

Biologa nutrizionista



Contattaci